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Sulla Sanità

Ci sono due grandi temi che riguardano la sanità, in questa regione.

Il primo è un tema di carattere economico: un bilancio di una regione che occupa l’85% di risorse per la sanità determina drammaticamente la mancanza di prospettiva per lo sviluppo della regione stessa. Occorre predisporre dunque un intervento che riguardi una spending review seria e concreta e che consenta una riduzione del costo complessivo globale della sanità. Diversamente da ciò, infatti, anche gli altri settori risentiranno dell’enormità di questa voce di bilancio. È il caso ad esempio di attività produttive molto importanti, come l’agricoltura o i trasporti.

Per fare questo c’è bisogno di gente libera e senza scheletri nell’armadio, che abbia una visione futura e che abbia il coraggio di sostenere battaglie impopolari, perché è chiaro che la gestione della cosa pubblica comporta dover creare alcuni malcontenti per il bene comune. Per fare questo, per esempio, è necessario partire da soggetti che abbiano le campagne elettorali pagate da se stessi e che non debbano rendere conto ad eventuali portatori di interessi privati.

Sulla sistemazione dell’ospedale teramano

Ho sempre avuto una concezione chiara e continuerò ad averla finché non mi convinceranno del contrario: io sono tra quelli che vuole che l’ospedale resti a Villa Mosca.

Ritengo però che l’ospedale non sia fatto dal contenitore ma, soprattutto, dal contenuto. Un buon ospedale è dato da un insieme di fattori, principalmente umani, che concorrono alla sua eccellenza: dalla qualità dei primari alla qualità dei professionisti e degli operatori che vengono contattati per lavorare all’interno dell’ospedale.

È indubbio che la sanità italiana abbia avuto, purtroppo, un decadimento rispetto al passato, in termini di nomi e di capacità professionali. Teramo era un’eccellenza ai tempi della cardiochirurgia, dell’allergologia, dell’oculistica (solo per citare alcune specializzazioni mediche). Oggi l’ospedale di Teramo è più attrattivo, e su questo punto bisogna lavorare senza avere anime nere alle spalle e puntando soltanto sulla qualità dei professionisti impiegati.

Sulle liste di attesa (e come ridurle)

Sul tema delle liste d’attesa abbiamo proposto di aumentare l’utilizzo e la temporalità degli strumenti diagnostici: ritengo sia sbagliato che attrezzature costosissime possano essere sotto impiegate per 6 ore al giorno, quando potrebbero fare tre turni di 18 ore e ridurre il numero degli accertamenti diagnostici. Per fare ciò, soprattutto, è necessario aumentare gli stipendi ai tecnici di radiologia e favorire lo straordinario.

Questa misura, oltre ad esperire al suo primo compito, ovvero la riduzione delle liste d’attesa, avrebbe inoltre l’effetto di ridurre drasticamente l’utilizzo della sanità privata, che viene utilizzata spesso per colmare quelle che sono mancanze pubbliche. La sanità privata, ovviamente, ha una sua collocazione nella misura dell’ottenimento di situazioni di eccellenza che, territorialmente, non possono essere garantite dal pubblico. Ritengo tuttavia incomprensibile doversi affidare alle strutture private per interventi di routine assolutamente fattibili in qualunque tipo di nosocomio.


Riporto qui sotto il mio intervento espresso durante la tribuna politica andata in onda su rete 8 il 14 febbraio u.s.